La presenza di un cugino ricercatore nello stesso dipartimento non è incompatibile con la chiamata a professore universitario

Con una recente sentenza il Tar Emilia Romagna ha accolto il ricorso – patrocinato dallo Studio Legale Lessona – proposto avverso il decreto rettoriale con il quale una ricercatrice, in possesso di abilitazione scientifica nazionale di seconda fascia, era stata esclusa dalla procedura concorsuale per la chiamata a professore universitario di seconda fascia per incompatibilità derivante dalla sussistenza di un rapporto di parentela entro il quarto grado con un ricercatore già in servizio presso il medesimo dipartimento.

Dando seguito ai principi affermati dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 78 del 9 aprile 2019, che aveva escluso la sussistenza di una ipotesi di incompatibilità nell’ambito dei rapporti di coniugio, il TAR ha affermato che, in linea di principio, nessuna incompatibillità può essere rilevata anche “tra cugini” entrambi ricercatori.

Ad avviso dei Giudici, una simile preclusione contrasterebbe, infatti, oltre ogni logico limite di ragionevolezza, con le legittime aspirazioni del lavoratore, già interno all’università, alla progressione in carriera. Tali aspirazioni infatti sarebbero irrimediabilmente lese ove, in modo del tutto incolpevole, al lavoratore che abbia un parente o un affine di quarto grado che ricopra una analoga posizione presso la medesima struttura universitaria fosse impedito di concorrere alla qualifica superiore.

Sulla base di tali motivazioni il Tar ha quindi annullato, non solo l’esclusione dalla procedura concorsuale, ma anche il regolamento universitario nella misura in cui prevedeva in termini generali ed astratti l’ipotesi di incompatibilità in questione.

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