Per l’accesso agli atti è sufficiente la potenziale utilità dei documenti

Con una recente sentenza il T.A.R. Toscana ha accolto il ricorso – patrocinato dallo Studio Legale Lessona – proposto avverso un diniego ad un’istanza di accesso agli atti relativi ad un’attività di somministrazione di alimenti e bevande produttiva di immissioni di fumi e odori molesti e di intollerabili immissioni acustiche.

Nel caso di specie i richiedenti, confinanti dell’esercizio in questione, avevano richiesto l’accesso per verificare la correttezza dell’operato degli esercenti e difendere i propri interessi nelle competenti sedi, anche in vista della imminente nuova stagione estiva.

L’istanza veniva però respinta dall’Amministrazione, la quale riteneva che non potesse concedersi l’accesso sulla base della semplice eventualità della verificazione di inconvenienti relativi al rumore, fumi e maleodoranze.

Tale motivazione è stata espressamente giudicata illegittima da parte del T.A.R. il quale, ricordata l’importanza del criterio della vicinitas (nel caso di specie, senz’altro soddisfatto), ha ribadito il consolidato principio giurisprudenziale per cui, ai fini dell’accoglimento dell’istanza di accesso, non è necessario che una lesione alla posizione giuridica del richiedente si sia già verificata, essendo invece sufficiente uno stabile collegamento tra una situazione giuridica del medesimo al documento di cui è chiesta l’ostensione.

In altre parole, secondo il Collegio giudicante, il richiedente l’accesso agli atti non deve dimostrare la lesione di una posizione giuridica, ma la potenziale utilità che può trarre dalla conoscenza dei documenti di cui si chiede l’esibizione, integrata, nel caso di specie, dalla funzionalità dei documenti alla definizione dalla strategia difensiva.

Per queste ragioni, il T.A.R. ha condannato l’Amministrazione al rilascio di copia della documentazione richiesta entro trenta giorni.

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