La Corte Costituzionale si pronuncia sulle discriminazioni di genere nell’accesso a ruoli lavorativi del Corpo di Polizia Penitenziaria.

Con una recente pronuncia la Corte Costituzionale ha deciso sulla legittimità di alcune disposizioni relative all’accesso ai ruoli del Corpo di Polizia Penitenziaria, alla luce del divieto di discriminazioni basate sul sesso, sancito sia sul piano interno che internazionale. Si tratta di una pronuncia particolarmente importante: la Consulta stessa è stata tranchant nel sottolineare l’esigenza di una pronuncia efficace erga omnes che non solo offra ai consociati e al legislatore indicazioni inequivocabili, ma che scongiuri anche questioni interpretative foriere di un impatto sistemico, destinato a dispiegare i suoi effetti ben oltre il caso concreto.

La questione traeva origine da una controversia relativa a un concorso per l’accesso alla qualifica iniziale di ispettore del Corpo di Polizia Penitenziaria. Il bando, ai sensi del d.lgs. 95/2017, riservava un numero significativamente maggiore di posti agli uomini, creando una distinzione di genere che alcune partecipanti avevano ritenuto discriminatoria.

Il Consiglio di Stato ha sollevato la questione di legittimità costituzionale evidenziando che il sistema non solo discriminava le donne, ma che introduceva anche effetti distorsivi sull’efficienza dell’amministrazione dal momento che, nei fatti, erano favoriti candidati meno qualificati unicamente in virtù del loro genere.

In tale contesto anche la Corte Costituzionale ha riconosciuto che la distinzione di genere prevista dal bando de quo non rispettasse il principio di meritocrazia e creasse una discriminazione arbitraria, incompatibile con il quadro normativo nazionale ed europeo: in altri termini il sistema censurato, in antitesi con ogni criterio meritocratico, finiva per escludere da una collocazione utile in graduatoria anche donne con una votazione più elevata, “sol perché gli uomini sono rappresentati in misura più consistente nella dotazione organica e nei posti messi a concorso”.

In particolare la Corte Costituzionale ha ritenuto che normativa in esame, alla luce delle discriminazioni nell’accesso a un ruolo e delle conseguenti preclusioni al conseguimento degli incarichi più prestigiosi per le donne, violasse il diritto di queste a svolgere, a parità di requisiti di idoneità, un’attività conforme alle loro possibilità e alle loro scelte oltre che di concorrere così al progresso della società. Si tratta di un palese contrasto con il principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 Cost. e con le disposizioni del diritto europeo che garantiscono la parità di trattamento tra uomini e donne, cogenti nel nostro ordinamento tramite l’art. 117 Cost. che la Corte ha ritenuto illegittime in quanto: “le discriminazioni nell’accesso a un ruolo, che prelude al conseguimento degli incarichi più prestigiosi, vìolano il diritto delle donne di svolgere, a parità di requisiti di idoneità, un’attività conforme alle loro possibilità e alle loro scelte e di concorrere così al progresso della società.”

Ed ancora: “L’incongruenza, addotta a fondamento delle censure, è connaturata allo stesso meccanismo prefigurato dalla legge e ne rivela l’intrinseca irragionevolezza. La disparità di trattamento ingenera, dunque, effetti distorsivi che si ripercuotono sull’efficienza stessa dell’amministrazione.”

Per tali ragioni la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 44, commi da 7 a 11, del d.lgs. 95/2017, recante “Disposizioni in materia di revisione dei ruoli delle Forze di polizia, ai sensi dell’articolo 8, comma 1, lettera a), della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche”, dell’allegata Tabella 37 e della Tabella A, allegata al decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 443 (Ordinamento del personale del Corpo di polizia penitenziaria, a norma dell’art. 14, comma 1, della legge 15 dicembre 1990, n. 395), nella parte in cui distinguono secondo il genere, in dotazione organica, i posti da mettere a concorso nella qualifica di ispettore del Corpo di Polizia penitenziaria.

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